“L’essenziale è invisibile agli occhi” recitava il piccolo principe, ed è vero, solo,  come fai ad escludere alla tua vista la magnificenza delle Dolomiti!? Come fai a non rimanere rapito, senza fiato e senza parole!? Già, difficile non sentirsi annullare dalla maestosità delle Tofane, di Croda da lago, del Civetta e li in fondo della regina, la Marmolada.

Sono le 7 di mattina quando scendiamo dalla macchina, in pianura a casa nostra il termometro segna già 30 gradi, ma quassù a passo Giau è un’ altra storia, caldo si per essere a 2300m ma, come dice Alex, è “l’energia delle Dolomiti” che ti carica a bomba.
Non parliamo molto, giusto un paio di parole per capire il giro che ha disegnato per noi Christian, e via, partiti.
L’obbiettivo di giornata è quello di fare 10 ore e 4000 di dislivello. Questo come ultimo lungo in previsione della trans d’Havet.
Dai 2300 del Giau, ci dirigiamo verso il rifugio 5 torri, costeggiando prima il monte Nuvolau.

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5 Torri

Arrivati al rifugio siamo freschi, neanche un’ ora che siamo partiti, ma già si capisce chi ha la gamba buona ed è in forma. Stefano decisamente sta bene oggi. Testa libera e gamba bella piena.
Scendiamo sul Falzarego e ci dirigiamo verso la Tofana di Rozes, siamo a 1800 quando inizia l’ascesa al rifugio Giussiani a 2600m. Le Tofane ci stupiscono, ci tolgono il fiato e non solo per la corsa ma perché sembra di essere in un altro pianeta, non c’è un gran che di vegetazione, una gran sassaia, un rigolo di acqua che a valle diventa un torrente impetuoso, qualche camoscio stranito dalla nostra presenza e alla nostra destra immensa e maestosa la Tofana, che si erge per quasi altri 1000 metri dritta come un muro inaccessibile. Davvero uno spettacolo da brividi.

Tofana di Rozes

Tofana di Rozes

Incontriamo una cascata che segna un bivio: a sinistra l’inquietante Scala di Minghel, dei gradini di ferro che si arrampicano proprio di fianco alla stessa, a destra il sentiero 403, per comuni mortali.

Alla scala Minghel

Via Minghel

Saliamo ovviamente per il sentiero, per non correre rischi inutili, ci arrampichiamo per un breve tratto su dei scalini di legno, fino a quando entriamo nella gola tra le Tofane.

Sentiero 403

Sentiero 403

Il paesaggio si trasforma, e diventa “lunare”.Le due Tofane si ergono a destra e sinistra con superiorità, e ti guardano mentre quasi sfigurato, sotto il sole cocente, non vedi l’ora di arrivare alla fine della salita, a 2600m.

Al Giussiani si gode di un panorama divino. Riusciamo a tracciare con lo sguardo tutto il giro che abbiamo fatto e che manca per arrivare. Qui ci sta una pausa, mangiamo, beviamo, e giù a tutta. Passiamo attraverso il bosco a valle per risalire verso Croda lago, le gambe stanno sempre meglio, e la corsa è bella leggera e piacevole. Stiamo bene, mai stati meglio dopo 30 km.

Dal Giussiani

Vista dal Giussiani

 

Lo scollinamento precede il lago. Un lago di acqua cristallina che fa da “giaciglio” alle creste di Croda da lago, queste frastagliate e imponenti. Corriamo lungo tutta la costa, per salire a Forcella Ambrizzola qui Christhian e Stefano danno il meglio, parte la sfida, sono un paio di km di salita ma sono in progressione, fatti a tutta negli ultimi 50 metri. Arrivano assieme. Stanno bene, come ricorderà Christian, mai stato meglio dopo 30 km.

Lago de Federa

Lago de Federa

Alex arriva poco dopo, assieme si riparte, lo scenario cambia nuovamente, i sassi lasciano posto ai prati incantati dei 2000m. Lo scatto di prima per scollinare ha sbloccato Christian e fatto venire una contrattura a Stefano. Poco male, siamo quasi arrivati, mancano due Forcelle e poi siamo a passo Giau.

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Monte Pelmo – vista da dopo Forella Ambrizzola

Qui si tirano le somme oramai. Le gambe hanno reso bene, benissimo, quasi 6 mesi fa sembrava impossibile poter fare tutta questa strada e per di più in quota. Oggi invece la facciamo in allenamento.

Le tofane - ultima vista scesi dalla forcella Giau

Le tofane – ultima vista scesi dalla forcella Giau

Certo la fatica c’è, anche qualche dolore, ma sapete cos’è cambiato rispetto l’inizio? Che stiamo capendo come prendere la montagna! Quando parlavamo con Fabio del progetto lui ci ricordava che “te la devi far prendere bene” altrimenti non vai avanti. Lo stiamo facendo. Mettiamo da parte i dolori e la fatica facendo ognuno il proprio viaggio personale, pur essendo a una manciata di metri l’uno dall’altro. Quando ci si ferma è come reincontrarsi, ma il viaggio è personale. È quel viaggio che ti devi “far prendere bene”, annulli i pensieri, ti concentri sul percorso e vivi quello straordinario presente che stai vivendo. Tutto il resto non conta, è un viaggio tuo personale, ed è li che “L’essenziale è invisibile agli occhi”