Immaginatevi sdraiati su un soffice prato in montagna, la leggera brezza estiva che vi accarezza, il tramonto in un cielo limpido e la serenità che accompagna le scampagnate con gli amici. Immaginatelo e scordatevelo subito. La trans d’havet non ha nulla a che fare con tutto ciò. E’ una gara che ti svuota, tira fuori i tuoi demoni interni, ti spoglia completamente di tutto, perchè non c’è spazio per niente che non sia determinazione, concentrazione e tenacia.
Tutto inizia venerdi notte, a mezzanotte. In altri tempi probabilmente ci avreste visto in qualche bar a programmare le prossime vacanze estive. Oggi no. Oggi si fanno i conti con la montagna, non ci sono scuse, o si portano a casa questi tre punti o tutto il lavoro fatto fin qui non è servito.
Alla partenza siamo in trecento, alcune facce note viste in altre gare, altri mai visti, il minimo comune denominatore è nella sana incoscienza del partecipare. Subito ci avvicina Federico Crotti, ci consiglia di partire piano perchè è lunga, “in 83 km fai tempo a recuperare” ci dice. Lo speaker parte con il conto alla rovescia, meno due meno uno, partiti.
Contro ogni buon senso, e spinti da una grande condizione fisica partiamo forte. Sara la notte, o forse che siamo in mezzo ad altri ultratrailer ma al primo scollinamento a 10 km siamo messi benissimo. Abbiamo seguito i consigli del coach, bevendo ogni 5 minuti e mangiando sempre qualcosina. Tutto perfetto, se non fosse per il temporale o i temporali che da l’una fino alle quattro non ci hanno mai abbandonato. A dire il vero il problema non è stata la pioggia, tantissima, ne tanto meno il vento, pungente e freddo, il problema sono stati i fulmini. Un susseguirsi incessante di lampi uno dopo l’altro e tutti pericolosamente vicini. Questa situazione ha fatto perdere a tutti e tre un pò di lucidità, a maggior ragione considerando che quando smette di piovere abbiamo già percorso poco più di 30 km.
Quando il sole si alza all’alba, siamo nel tratto delle gallerie. Una salita scavata a mano dai soldati della prima guerra mondiale, 52 gallerie che seppur brevi ci sembravano infinite. Qui forse il momento peggiore per tutti. Bagnati per la pioggia, freddi per la temperatura e frastornati per l’insolito orario riusciamo a scollinare. Davanti a noi ancora 45 km, e tutta la giornata per arrivare. Il tempo limite per ottenere i punti della qualifica coincide con le 23:00 di sabato.
Per fortuna al ristoro del pian delle Fugazze ci danno minestra calda. un toccasana. A questo punto un grande aiuto lo riceviamo nell’incrociare lo sguardo degli altri atleti. Fino a questo momento infatti abbiamo corso si assieme ma con l’oscurità che non lasciava intuire le fatiche degli altri. E’ sicuramente stato un aiuto. Un pò come confermare che eravamo tutti sulla stessa barca. Tutti con 40km alle spalle, tutti affaticati, stanchi, ma tutti con tantissima voglia di tagliare il traguardo. Un altro enorme aiuto arriva dal meteo. Il sole.
Allo scollinamento più in quota della gara 2200m siamo a 2/3 di gara. Ormai energie non ce ne sono molte e si va avanti quasi solo con la testa. Diciamo quasi perchè succede che si condividono tratti di gara con persone che non abbiamo mai visto prima e queste sono in grado di caricarti e darti quella marcia in più. Succede a Christian che battezza il passo spedito di Giorgio Guasina, e che senza tante parole gli consiglia andature e velocità, succede ad Alex che in preda alla fatica si accascia al suolo e viene aiutato da dei passanti, un massaggio senza tanti fronzoli o richieste, succede anche a Stefano che incontra i “Summano cobras” e con loro condivide le fatiche fino all’arrivo.
Vedete, in una gara come questa ci si poteva aspettare di faticare, di soffrire e di arrivare vicini al ritiro, cose per altro che sono successe, ma di sicuro non potevamo aspettarci la grande energia che ci ha dato la gente della montagna. Quando si corre per tutte queste ore non resta spazio per indossare maschere o recitare parti che non ci appartengono, non ci sono energie per questo, si diventa cio che si è. “Ognuno col suo viaggio ognuno diverso” recitava Vasco, come dargli torto, gli ultratrail sono questo, un viaggio incredibile che fai con gente vera seppur diversa.
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